Cose fritte

sabato 23 aprile 2016

Parco di Veio, Via Francigena

Dicono che Roma sia invivibile a causa del traffico, dei trasporti pubblici e di varie altre cose che non funzionano. Certo, fossero questi i problemi. Fuori dal Raccordo è peggio, basta fare trenta chilometri verso il lago di Bracciano, ed ecco che cosa abbiamo trovato - e documentato - al Parco di Veio, appena una settimana fa. Animali pericolosi allo stato brado. Come al solito, è una vergogna. 

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giovedì 14 aprile 2016

Palestra Popolare di San Lorenzo

La storia vera di Emile Griffith e Benny "Kid" Paret.

Palestra Popolare di San Lorenzo, durante un round di ripetute al sacco, uno degli esercizi più stancanti dell'allenamento di pugilato. Due pugili. Uno fa una battuta, senza aggiungere particolari intenzioni malevole nè discriminatorie: A' frocetto, famme passà! Grave errore. L'altro si gira, gli risponde sono gay, e lo manda al tappeto con una raffica di colpi diretti al volto.

Non è vero, non è andata così. L'altro si è girato e l'ha fatto passare. Ma c'è un'altra storia che è andata così, anzi peggio, mooolto peggio. E mentre la fatica delle ripetute si faceva sentire, il maestro ha ritenuto cosa opportuna raccontarcela nei dettagli.


Era il lontano 24 marzo del 1962 e al Madison Square Garden di New York si disputava il match valido per il titolo dei pesi welter, tra Emile Griffith e il cubano Benny Paret, conosciuto come Kid Paret. Era il terzo match fra i due, Griffith aveva vinto il primo, Paret il secondo. Prima dell'incontro, alla pesata, Kid Paret fece una cosa poco intelligente, definendo Griffith un "maricón", un frocetto. Grave errore. Griffith era nero, era grosso. Soprattutto, era gay. Era anche un pugile corretto, ma del resto non si trattava di una partita di calcio, e un pugno in faccia non faceva fallo.



Una volta i match di pugilato duravano quindici riprese. Negli anni ottanta furono ridotte a dodici, anche in seguito a quanto successe durante quel famoso incontro fra Emile Griffith e Benny Paret.

Alla dodicesima ripresa Griffith mise all'angolo Paret ed iniziò a colpirlo con una raffica di ganci, jab e montanti indirizzati al volto, ai fianchi, al fegato, diciamo in generale a tutto quello che si trovava compreso fra la cintura e i capelli di Paret, mentre l'arbitro non interveniva, non si sa perchè. Lo colpiva come se stesse demolendo una zucca con una mazza da baseball, ha raccontato uno spettatore che si trovava in prima fila. Dal Madison Square Garden, Benny "Kid" Paret ci è uscito a piedi avanti, in coma. Dopo nove giorni esatti, l'arbitro si pentì di non aver fermato il match qualche secondo prima.




Nel frattempo, nei locali della Palestra Popolare di San Lorenzo avevamo finito l'esercizio di ripetute, l'allenamento delle 17:30 volgeva al termine e avevamo imparato, fra le altre cose, perchè in un match di pugilato ci sono dodici round e non quindici, come ai tempi di Emile Griffith.

giovedì 31 marzo 2016

Il Cammino di Santiago

Ho scritto poco ultimamente, anzi non ho scritto nemmeno due righe sul Cammino di Santiago che ho fatto l'anno scorso. Ecco un riassunto essenziale per me - soprattutto per me, che ogni tanto rileggo questo blog per ricordare cosa facevo quand'ero giovane: Saint-Jean Pied de Port, Paesi Baschi, eguskilore, tappi per le orecchie, timbri, fontana di vino rosso, tortillas, Paxaran, 44km sotto il sole di ferragosto in salita senz'acqua con uno zaino di 12 chili ed annesso stiramento muscolare. Chitarra e girasoli. Qualche promemoria, per il futuro, quando tornerò per fare la seconda parte, fino a Finisterre.

1. Non chiedere MAI ad una donna sola con dei bambini, perchè stia facendo il Cammino.
2. Non dire a nessuno che te la cavi in cucina.
3. Porta meno roba. Ancora meno.
4. Non fare programmi.
5. Prendi su la macchina fotografica.













martedì 29 marzo 2016

Sacro Bosco di Bomarzo

A un’ora da Roma c’è il Giardino dei Mostri, detto anche Villa delle Meraviglie, o anche Sacro Bosco, o Parco dei Mostri, o Parco dei Mostri di Bomarzo, o Giardini di Bomarzo, o Villa del Sacro Bosco. In pratica, ognuno lo chiama come cazzo gli pare. Comunque merita, fateci un giro! Ecco qualche foto psichedelica, così, senza senso.




























lunedì 22 settembre 2014

Isola di Rügen, Mar Baltico. Manca qualcosa. Sì, ma cosa?

Prima di partire per le vacanze estive, Andrea, Marco, Samuele e Stefano si diedero appuntamento per una riunione telefonica. Era il 18 luglio del 2014 e appena un mese dopo il piccolo Airbus Germanwings avrebbe eseguito un atterraggio impeccabile sulla pista dell'aeroporto Tegel di Berlino, fra gli applausi del pubblico. Non potevano immaginare che cosa li avrebbe aspettati in Germania. Ma torniamo alla riunione.

Nell'attesa che Andrea e Samuele si aggiungessero alla chiamata, Marco e Stefano iniziarono a ragionare sull'itinerario. Arriviamo a Berlino, ok, poi potremmo prendere il treno e andare in su, o no, meglio.. sì andiamo in su, perfetto quindi arriviamo sul mar Baltico, giusto mar Baltico vero? O mare del Nord? No Baltico, ok sì sì Baltico. Io andrei qua. Stefano stava fissando un punto preciso sulla mappa. Ecco Marco, io andrei qui, su quest'isola. E per la prima volta pronunciò quel nome maledetto: Rügen.

Marco per qualche istante non disse nulla. Marco ci sei? Silenzio. Marco, mi senti? Ho detto Rügen. Si chiama Rügen credo, non so se si pronuncia così, tu che dici? Hai studiato tedesco? Eccomi sì sì ti sento, scusa stavo pensando, no non ho studiato, non ne ho la più pallida idea. Quindi siamo in quattro a non conoscere il tedesco, neanche una parola di tedesco. Ma Andrea e Samuele ci sono? Pronto? Pronto?!

Eccoci ragazzi, scusate il ritardo, che dite? Avete già qualche idea?
Sì, stavamo pensando a un'isola sul Mar Baltico. Stefano ha proposto... come si chiama? Rügen, si chiama Rügen. Ci fu un brivido come di freddo, poi di nuovo un istante di silenzio. Era come se il presagio delle sventure che si sarebbero susseguite di lì a poco li avesse lasciati senza parole una seconda volta.

L’Enciclopedia Britannica recita così: Rügen (lat. Rugia) è la più grande isola della Germania, situata nel mar Baltico di fronte alle coste del Meclemburgo-Pomerania Occidentale. L'isola è famosa per le bianche scogliere di Stubbenkammer, immortalate dal pittore Caspar David Friedrich. L'isola è lunga 52 km e larga 41 con una superficie complessiva di 926 km².

Esattamente trentasei giorni dopo la telefonata del 18 luglio, Andrea, Marco, Samuele e Stefano scesero dal treno alla Großbahnhof di Binz, diretti a Sellin, località balneare top dell'isola.

Fermiamoci a chiedere informazioni allo sportello, ragazzi, aspettatemi un secondo, devo capire come arriviamo a Sellin. Mi scusi? Signora? Dietro al banco era seduta una signora sulla sessantina. Parlava tedesco. Dopo aver contrattato per qualche minuto, sembrò assodato che a Sellin si arrivava solo con l’autobus.

Da quando avevano messo piede sull'isola, da quando ne avevano varcati i confini attraversando il lungo ponte che da Stralsund porta verso l'entroterra, i quattro amici avvertivano come una sensazione di vuoto, la mancanza di qualcosa, come se Rügen fosse completamente sprovvista di una cosa essenziale. Manca qualcosa, sì, qualcosa, ma cosa?

Sull'autobus diretto a Sellin c'erano una ventina di persone. L'autista, un signore distinto di circa 65 anni, guidava con molta prudenza. Sulle prime file sedevano due coppie di amici, sulla settantina, sicuramente tedeschi, sembravano molto educati. Dietro di loro una simpatica vecchietta con il suo nipotino - entrambi tedeschi probabilmente del posto - stava chiacchierando in tedesco con due anziani signori tedeschi che tornavano probabilmente da una giornata di pesca sul lago, e avevano appena mostrato un biglietto con delle scritte in tedesco ad una vecchia signora che stava dietro di loro e sorrideva con la faccia raggrinzita dall'età, in modo molto cortese. Il tutto si svolgeva con grande educazione. Fuori dai finestrini i quattro amici osservavano la strada che portava a Sellin: villette precise precise, carine carine, con questi giardinetti tutti curati e i cancelli in ferro battuto, marciapiedi puliti, affabili vecchiette a spasso con i loro cari, un'allegra comitiva di vecchi amici, alcuni appoggiati sui bastoni da passeggio, altri con le mani sulla schiena e sui fianchi, forse un po' affaticati da quella passeggiata pomeridiana. Alberi, tanti alberi.

Arrivati all'appartamento, molto confortevole, Andrea prese la parola. Ragazzi, ho come un'impressione. Sì anch'io. Cioè, non è come… voglio dire, non è che quest’isola sia, o non sia… insomma, avete capito? No. Per carità, è tutto bellissimo.  Era tutto bellissimo infatti, e per quella sera i quattro amici italiani non vollero approfondire la questione. Erano stanchi. Si addormentarono con una strana sensazione, come se quest'isola popolata da cortesi vecchietti della Pomerania Occidentale con nipotini al seguito fosse sprovvista di qualcosa, sì… ma cosa?

Secondo giorno sull'isola. Alberi e altissime scogliere di gesso a picco sul mare. Centinaia di specie e varietà di volatili. Alberi. Moltissimi alberi. Circa 700km di sentieri e piste ciclabili nel cuore della foresta. Attività sportive e ricreative all'aria aperta. Ristorantini di pesce sul corso, resort di lusso. Tentativo di prenotare per cena: la cucina chiude alle 20:45. Come scusa? Marco, dicono che la cucina chiude alle 20:45, cioè chiude o apre non sono sicuro, ha detto in tedesco, ma forse apre. Una cucina non può chiudere alle otto e mezza vero? VERO? Ah ok, ha detto chiude. Ok.

Terzo giorno sull'isola. Alberi. Volatili. Fiordi coperti di vegetazione, fotografia naturalistica e passeggiate. Comitive di signore attempate a passeggio. Passa un ciclista velocissimo, poi altri alberi. Niente cena al ristorante, i quattro amici comprano insalata e frutta al supermarket. Passeggiata sul lungomare in notturna. Sabato sera. Ore 21:30, 6 persone. Ore 21:50, 4 persone. Ore 22:15, nessuno. Ore 22:20, nessuno, anzi un'ombra in lontananza, no era solo il vento. Ore 22:25, chiusura dei pub. Alberi. Sulla via di casa, la sensazione che accompagnava da quasi 72 ore i quattro amici italiani iniziava a farsi più pressante, più definita. Mancava qualcosa su quell'isola. Era chiaro. Ma cosa?

Era la notte del terzo giorno e non la scorderò mai. Non riuscivo a dormire. Di fuori, silenzio. Mi chiedevo cosa fosse questa inquietudine che da tre giorni mi portavo dentro, pesantissima, sapevo che non ero il solo, anche gli altri erano assillati da questo pensiero fisso, come dalla mancanza di qualcosa. Eppure non era la prima volta che facevamo una vacanza insieme. Rügen era forse tanto diversa dal Salento? O da quell'ostello di Siviglia, dal Bairro Alto di Lisbona o dalle discoteche nelle periferie di Marrakech? Quand'ecco nel cuore della notte un grido straziante rompe il silenzio.

La fregnaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!

Mi accorgo di non essere l’unico sveglio. Samuele è accanto a me, ai piedi del divano, si regge la testa fra le mani e ripete ossessivamente: non c’è figa qua, non c’è figa, non c’è figa, nemmeno l'ombra, non c’è figa… Marco è il più agitato, cammina nella penombra, scuote la testa e farfuglia qualcosa, capisco soltanto: fuggiamo, il tempo sta per finire, fuggiamo… Non ho il coraggio di entrare in camera di Andrea, perché so già cosa troverò. Passa qualche minuto, guardo l'ora, sono quasi le tre, dalla stanza di Andrea non giunge alcun suono. Mi decido ad entrare. È riverso a terra e trema, il suo corpo è freddo. Dopo aver lanciato quel grido che ha squarciato la notte non ha più proferito parola.

Quarto giorno: la fuga. Passato il ponte sul Baltico, i quattro amici salutano Stralsund e gli sterminati campi di grano della Pomerania Occidentale, il treno si avvicina poco a poco alla capitale, ai locali di Kreuzberg, all'ostello di Warschauer Straße, lasciandosi dietro quel panorama di desolazione fatto di alberi, vegetazione, fauna, attività sportive e ricreative. Il peggio è passato, Berlino è a poche fermate di treno. Piano piano una domanda comincia a farsi strada fra i pensieri distratti, fra le chiacchiere stanche e le parole crociate, tutti in fondo stanno pensando la stessa cosa: ma Formentera, non ci piaceva proprio?






sabato 12 luglio 2014

Tradizionale grigliata di Ferragosto 2014


Le gravidanze di Guerrino hanno creato in passato alcune difficoltà ai miei progetti per il ferragosto,  e anche quest’anno si prospettava lo stesso problema. Chi mi aiuta a cucinare se Guerrino partorisce un mese prima della grigliata?

Dopo vari ragionamenti eravamo arrivati a quella che pareva l’unica soluzione possibile: rimandare a settembre. Sembrava un piano perfetto. Rimandare l’evento. Il lieto evento. Un parto posticipato di 60 giorni non è una cosa impossibile come si potrebbe pensare, ci sono esempi documentati di gestazioni che si sono protratte per oltre 11 mesi. E invece niente. Valentina ha fatto di testa sua e alla grigliata ci sarà una bocca in più da sfamare. Daie Federico! Ti aspettiamo il 16 agosto con un piatto di costine di maiale e sangria a profusione.

Ad ogni modo, torniamo a questa fantastica cena. Queste sono le premesse:

Il servizio bar sarà arricchito di un nuovo cocktail a sorpresa preparato dalle mani del grande, anzi mitico, ma che dico, leggendario barman/bartender Lorenzo che per l'occasione seguirà un corso di aggiornamento a Las Vegas.

Secondo: data la presenza sempre più ingente di bambini e neonati quest’anno il menu sarà interamente a base di ovino Kinder.

Terzo: come attrazione di questa edizione 2014 è previsto uno show di Gianni che fisserà il vuoto intensamente per 45 minuti mentre Francesco Barducci gioca a ping pong con i pomodorini durante il ritrovamento del gatto della Lisa in simultanea con una rissa fra sette bambini ubriachi.

È gradita gentile conferma.
La segreteria dell'evento sarà affidata come di consueto all'Avv. Monti, che ha suggerito di limitare le presenze quindi sarà invitato solo chi dà conferma entro i prossimi 4 minuti.

sabato 8 marzo 2014

Insieme, sul podio, con un obiettivo preciso.

È iniziato tutto a gennaio quando qualcuno ha avuto questa idea discutibile di partecipare alla quarantesima edizione della Roma-Ostia. Ventuno chilometri di sofferenza. Due ore di corsa ininterrotta. Per un kenyota non sarebbe stato difficile. Ma noi avevamo meno di due mesi per prepararci, e partivamo da una condizione fisica diciamo non ottimale. I primi allenamenti si svolgevano con questa cadenza: primi 5 minuti, abbastanza tranquillo. 10 minuti: così così. 15 minuti: scatarramento. 20 minuti: sintomi vari. 25 minuti: bestemmie. 30 minuti: ingiurie verso kenyoti ed etiopi. Fine allenamento e stretching.



I kenyoti sono diventati in qualche modo un motivo di incoraggiamento. Tutti gli anni vincono la Roma-Ostia. Sono stati loro, questi corridori infaticabili degli altipiani africani, l'obiettivo che ci ha spinto avanti in questi mesi, a dispetto della fatica, incuranti del freddo e delle difficoltà. Lo sport è anche questo. Perseveranza. Ci siamo detti, vogliamo vincere. Se vincono i kenyoti possiamo farcela anche noi. Vogliamo arrivare su quel podio e sputare in testa al kenyota. Lo sport è uguaglianza.



Passavano le settimane, la nostra resistenza aumentava, gli iscritti passavano da 7°000 a 10°000, da 10°000 a 13°000, e noi ci sentivamo sempre più vicini al podio. Ci siamo detti, fin dall'inizio: questa maratona la prepariamo insieme, la corriamo insieme, sul podio ci saliamo insieme, tutti e quattro sputeremo in testa al kenyota. Insieme. Ma proprio a quel punto ci siamo accorti di aver fatto un errore di calcolo non da poco: il podio ha soltanto tre posti. E quindi?



Come in tutte le storie a lieto fine, la buona sorte è intervenuta una prima volta per risolvere questo imprevisto, provocando una distorsione alla caviglia di Andrea, a tre giorni dalla partenza. E quindi siamo rimasti in tre: Marco, Samuele ed io. Il problema comunque si poneva ugualmente: per attuare il nostro piano potevamo salire sul podio soltanto in due, mentre il kenyota doveva arrivare terzo, in modo da potergli sputare in testa dalle posizioni soprastanti. Ecco allora che il destino interviene una seconda volta in nostro aiuto: Marco viene espulso. Aveva corso senza iscriversi, un uomo della sorveglianza si accorge che è sprovvisto di pettorale e lo butta fuori. Niente poteva fermarci, a questo punto.

Samuele ed io tagliamo il traguardo, finalmente, dopo 21°000 metri, passo dopo passo, fianco a fianco, e sessanta giorni di fatiche inenarrabili. Ma ancora una volta, un colpo di scena! Accade l'impensabile. Una cosa al di là di ogni immaginazione: ci viene assegnata la posizione assoluta novemilaseicentottantotto e novemilaseicentottantasette. Disagio. Samuele ed io non ci capacitiamo. Forse un malfunzionamento del sensore, al traguardo? Forse una svista dei giudici di gara? Un errore nella comunicazione del risultato? Certo è che se non fosse stato per quei 9686 che sono arrivati prima di noi, il kenyota avrebbe fatto meno il galletto quest'anno.


domenica 27 ottobre 2013

Rocca Calascio e il Nome della Rosa.

“Eppure, dell'unico amore terreno della mia vita, non avevo saputo, né seppi mai, il nome.”

Mentre Guglielmo da Baskerville e Adso si allontanano fra le montagne e la voce fuori campo recita la chiusa del film, io mi chiedevo che luogo fosse quello, così incontaminato, dall'aspetto tanto antico.

È Rocca Calascio, l’ho scoperto ieri, in mezzo al Parco Naturale del Gran Sasso.
Grazie a Sara, Claudia, Andrea, Samuele, Marco, Gerri e la Vale per avermi portato in un posto così bello!

domenica 15 settembre 2013

Un nuovo Supereroe per il Pigneto.

Da oggi gli abitanti del Pigneto possono dormire sonni tranquilli.
Il piccolo quartiere romano ha un nuovo supereroe! Non ha ancora un nome ma è già in attività frenetica e le sue doti di coraggio e nobiltà d'animo fanno impallidire il ricordo di Metropolis, di Gotham City e delle altre città che sono state difese dai supercriminali e dai mostri più terrificanti in ogni epoca e circostanza.

Il superpotere del nostro beniamino si manifesta da qualche mese nella cosiddetta zona dei "Villini", e consiste nell'individuare cacche di cane, tracciarne meticolosamente il perimetro con un gessetto, e indirizzare violenti vituperi e maledizioni al padrone del suddetto cane, scrivendoli sul marciapiede accanto al ritrovato canino.


Questa volontà di rischiare la propria incolumità mettendo la vita al servizio del bene collettivo, porta il nostro eroe a spingersi fino a via Erasmo Gattamelata, e forse più in là, nelle adiacenze di via Renzo da Ceri. La sua identità ovviamente è segreta e per il momento non si sa che costume indossi, se porti o meno una lettera cucita sul torace. Certo è che tiene il gessetto sempre a portata di mano e pronto a lasciare il suo segno implacabile.


Molti interrogativi restano aperti e forse alcuni non avranno mai risposta: agisce da solo? Ha una debolezza? È vulnerabile a qualcosa? Cosa si nasconde dietro quest'uomo? Ma soprattutto, è un uomo? Potremmo chiamarlo Super-Gessetto? O Super-Cacca? Questo forse spetta a lui deciderlo.

La cosa certa è che se portate a spasso il cane e vi siete dimenticati il sacchettino per gli escrementi non pensate di passarla liscia, da oggi Super-Gessetto (o Super-Cacca) è sempre vigile e pronto a colpirvi!

giovedì 27 giugno 2013

Tradizionale grigliata di Ferragosto

cartolina di ferragosto

Si avvicina il tradizionale appuntamento con la grigliata di Ferragosto.
Qualche aggiornamento.
Le mansioni finora già ricoperte sono le seguenti.

Direzione del reparto griglia: Guerrino.
Frittura di patate e altre cose da friggere: Vale Vesi.
Apparecchiatura, mise en place e bon-ton: Sara Monti.
Fornitura sedie, tavoli e allestimento: Samuele Pistulaza.
Logistica: Ugo.
Consulenza eno-gastronomica e sulle bevande fermentate: Barducci.
Preparazione del Ciocorì: Lisa.
Al suo esordio quest’anno mio nipote Lorenzo, addetto all’aperitivo e all’open bar nel dopo serata. Sa fare solo spritz con l’Aperol, quindi è plausibile che faccia prevalentemente spritz con l’Aperol.

La vera novità di questa edizione 2013, oltre alla presenza di tanti bambini, sarà che Gianni, che per tutte le scorse edizioni non ha fatto un emerito cazzo, quest’anno continuerà a farlo ma con la scusa che ha un figlio.

Posizioni ancora vacanti:

Un maître di sala.
Camerieri.
Bambinaia o bambinaio.
Riscossione crediti per il dopo cena.

Per ricevere la cartolina di invito, lasciate gentilmente il vostro indirizzo nell'apposito spazio per i commenti.

A presto,
Guss